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Mercoledì 20 Giugno 2012 14:49

A Bologna #Save194: mettiamo in crisi l'obiezione! In primo piano

  • 551825_4139809970392_955117628_nOggi anche Bologna si è mobilitata per dire no all'ennesimo attacco sferrato contro la legge 194/78, che regolamenta e tutela il diritto delle donne all'interruzione di gravidanza presso strutture pubbliche. L'iniziativa è nata sulla scia della campagna #Save194, diffusa viralmente da molte realtà, gruppi femministi e singol* sui social network. 
    Stavolta, a pronunciarsi sulla legge sarà addirittura la Corte Costituzionale, adita da un giudice di Spoleto che, in modo palesemente strumentale, ha presentato un vizio di incostituzionalità in merito al caso di una minorenne che voleva abortire, in quanto rimasta incinta in modo indesiderato. 
    Non si tratta d'altra parte di una novità: a 34 anni dall'approvazione della 194, le ingerenze reazionarie della politica e della Chiesa si sono manifestate in modo sempre più aggressivo per mettere le donne in condizione di non poter esercitare il proprio diritto a scegliere ed autodeterminare i propri corpi in ambito riproduttivo e sessuale. 
    Anzitutto, l'elevatissimo numero di medici obiettori di coscienza: nella presunta rossa Emilia Romagna, un ginecologo su due si rifiuta di effettuare interruzioni di gravidanza. Questa percentuale (peraltro in aumento) è ritenuta oltretutto bassa rispetto al nord Italia, dove l'influenza delle lobbies cattoliche nella sanità pubblica (in testa Comunione e Liberazione) fa sentire i propri influssi nella gestione di ospedali e consultori. 
    In secondo luogo, le sempre più frequenti incursioni dei movimenti ProLife nei reparti di ginecologia e nelle strutture mediche dove, sostenendo di battersi a favore del diritto ad esistere dell'embrione, umiliano e tormentano le donne con riti macabri ed integralisti come cimiteri per feti, letture di rosario di fronte ai pronto soccorsi ostetrici e azioni di disturbo dentro i reparti. 
    Contro questo ennesimo tentativo di impedire una sessualità libera e consapevole in favore di una presunta soggettività giuridica dell'embrione (con conseguente criminalizzazione di tutte coloro che non si lasciano imporre dogmaticamente la maternità), donne, singol* e gruppi di Bologna si sono dapprima riuniti in assemblea, e poi hanno scelto di fare un presidio e volantinaggio di fronte al pronto soccorso ostetrico e ginecologico del policnico Sant'Orsola - Malpighi in via Massarenti per spezzare il silenzio del mainstream sull'argomento. 
    Con una promessa: se la Corte Costituzionale dovesse attaccare la 194, non staremo di certo ferm* a guardare!E non finisce qui! 

    Di seguito, il comunicato uscito dall'assemblea del 18 giugno a Bologna " #Save 194 - Salviamo la 194, mandiamo in crisi l'obiezione": 


    # Save 194 – SALVIAMO LA 194 
    Viene di nuovo messa in discussione la legge 194, che dal 1978 regolamenta e tutela il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza, presso strutture pubbliche. 
    Sappiamo che la 194 ha i suoi limiti. Sappiamo che è frutto di un compromesso tra partiti, istituzioni, e poteri che esprimevano i rapporti di forza interni alle logiche parlamentari di quegli anni. Non era questo che i movimenti delle donne chiedevano! Non chiedevano che la loro autodeterminazione fosse regolata da norme che a lungo andare avrebbero ridotto il dibattito pubblico sull'aborto, con tutto il suo valore politico di rottura, alla sola tutela di un diritto. Quello che le donne chiedevano era di depenalizzare l'interruzione di gravidanza e cancellare la legge fascista che la rendeva reato. 
    Mercoledì 20 giugno 2012, a 34 anni dall'approvazione della 194,  la Corte Costituzionale è chiamata a esprimersi su supposti aspetti incostituzionali della  stessa legge (sollevati in modo audace e pretestuoso da un giudice di Spoleto, in relazione al caso di una minorenne che voleva abortire, perché rimasta incinta in modo indesiderato). Tante donne di associazioni, collettivi, reti territoriali, in questi giorni come noi si stanno mobilitando velocemente in tutta Italia contro una richiesta di pronunciamento gravissima. 
    Non difendiamo l’immobilità delle leggi in quanto tali, ma la nostra libertà di scelta in ambito riproduttivo e sessuale, e invitiamo ulteriori associazioni, gruppi e singole a partecipare a una riflessione sulla pericolosità politica, culturale, normativa e antropologica di qualsiasi discorso, norma, o prassi, che anteponga la fantomatica “soggettività dell’embrione” a quella delle donne. 
    Oggetto della discussione della Corte sarà la compatibilità tra l'art. 4 della 194, cioè l'articolo che stabilisce la facoltà per le donne di scegliere d’interrompere una gravidanza, per motivi attinenti ad esempio alle proprie “condizioni economiche, o sociali o familiar”, oltre che per ragioni di salute, e gli articoli 2 ( tutela dei diritti inviolabili dell'uomo) e 32 (diritto fondamentale alla salute dell'individuo) della costituzione italiana, sulla base della definizione di embrione umano come “uomo in fieri”, definizione data da una sentenza della Corte di giustizia europea in relazione ad altra materia (la “brevettabilità delle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali”). 
    Lunedì 18 giugno, in un'assemblea di gruppi di donne e singol* ci siamo confrontate sullo stato della 194, la cui applicazione oggi è resa sempre più difficoltosa a causa del crescente numero di obiettori, della diminuzione di risorse economiche destinate ai servizi sanitari e di welfare, e dalla loro riorganizzazione. Tanto più in epoca di crisi economica ci preoccupano i crescenti attacchi all’autonomia delle donne, la criminalizzazione delle scelte abortive e letture culturali che alludono a forme di restaurazione di ruoli sociali e famiglie tradizionali. 
    La città di Bologna e la Regione Emilia Romagna, vengono ritenuti esempi positivi, rispetto ad altre regioni in cui l’obiezione raggiunge e supera il 75% del personale medico e paramedico. Ma molte donne arrivano da altre regioni per abortire; le liste d’attesa per i servizi ospedalieri e di consultorio si allungano, non solo in relazione all’ivg; i consultori pubblici soffrono, già da qualche anno. 
    Si, c’è da ragionare e mettere le mani nei servizi, ma per favorire e implementare una cultura della sessualità consapevole, sicura e consensuale, per garantire il benessere, la libertà di scelta, l’attuazione di forme di prevenzione di gravidanze e malattie a trasmissione sessuale. 
    Ci vediamo mercoledì 20 giugno alle 09:00 @ Pronto Soccorso ostetrico-ginecologico  Sant'Orsola- Malpighi 
    assemblea 18 giugno: Mandiamo in crisi l'obiezione!